A Torino si parla di Linfedema primario.

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Nell’ambito del 23° Congresso dedicato alla ‘Patologia Immune e malattie orfane’, organizzato annualmente dal Direttore interregionale delle Malattie Rare del Piemonte e della Valle d’Aosta dr. Dario Roccatello si è tenuto un Corso formativo su ‘Primary Lymphoedema and syndromic presentations’, molto partecipato, per l’intera mattinata del 25 Gennaio presso la Sala Madrid del Centro Congressi del ‘Lingotto’ di Torino.

La seduta è stata aperta dallo scrivente con una relazione sul tema ‘Congenital Lymphoedema Classification’, nella quale sono state presentate le attuali conoscenze genetiche sul Linfedema primario, sia relativamente alle forme familiari che sporadiche che sindromiche con le principali idnicazioni all’esecuzione del test genetico nel linfedema primario.

Alcune di queste sono state, in particolare, ulteriormente descritte nelle relazioni successive; Isabelle Queré (di Montpellier) ha dissertato sulla Malattia di Milroy e Milroy-like, legata alla mutazione del gene FLT4 (a carattere familiare) e sulla Malattia di Meige e Meige-like determinata dalla mutazione del gene GJC2 (anche questa a carattere familiare).

Pierluigi Calco (di Torino) ha quindi illustrato le caratteristiche del paziente affetto da S. di Hennekam, da S. di Waldman e dalla S. Linfedema Colestasi. Nella relazione è stato evidenziato il ruolo dei linfatici epatici e delle sierose (spesso ipoplasici in questi soggetti) considerata l’elevata incidenza in queste forme di versamento pleurico, pericardico o peritoneale.

Francesco Boccardo (di Genova) ha presentato la Yellow Nail Syndrome (Sindrome delle unghie gialle) che spesso si associa a Linfedema degli arti inferiori e disturbi intestinali da malassorbimento.

 

Alberto Macciò (di Savona) ha quindi illustrato la Lymphoedema Distichiasis Syndrome, determinata dalla mutazione del gene FOXC2. Contrariamente a quanto riportato nella Classificazione dei Linfedemi congeniti di Connel ed Ostegard del 2010, il quadro linfatico periferico può essere presente anche alla nascita ( e non presentarsi negli anni successivi) e non sempre è abbinato alla distichisìasi. La sua trasmissione è autosomica dominante per cui tutti i membri della famiglia che presentano la mutazione svilupperanno inevitabilmente il Linfedema periferico. Ma la trasmissione non è soltanto germinale; lo scrivente ha presentato un caso di mutazione somatica (con i geni FOXC2 mutati solo nel distretto tissutale interessato dal Linfedema e non nel sangue del soggetto affetto).

Paola Quarello (ematologa pediatrica di Torino) ha quindi descritto la S. di Emberger, causata dalla mutazione del gene GATA2. Questa sindrome, come noto, esordisce in età neonatale con linfedema degli arti e dei genitali esterni e si accompagna a leucopenia persistente. E’ fondamentale, in questi casi, il monitoraggio dal punto di vista della mielopoiesi perché una delle possibili evoluzioni cliniche è rappresentata dall’insorgenza di Leucemia, evitabile se si esegue in questi soggetti, tempestivamente, un trapianto di midollo.

Giovanni Battista Ferrero (genetista di Torino) ha quindi illustrato il quadro clinico della S. di Noonan, di cui il Linfedema periferico costituisce uno degli aspetti clinici più frequenti, accompagnato a modesto sviluppo staturale, lieve ipoevolutismo mentale e possibili malformazioni a carico dell’apparato cardiovascolare.

La seduta, caratterizzata da interessanti discussioni al termine di ogni intervento e moderata dalla dottoressa Piera Merli e dalla Fisioterapista Elodie Stasi (una delle anime dell’organizzazione dell’evento), si è chiusa con la dottoressa Daniela Giachino (genetista di Torino) che ha manifestato l’intenzione di allestire uno studio sistematico dei linfedemi primari presso l’Unità Operativa dedicata seppur con perplessità relativa ai costi ed all’organizzazione del lavoro. Lo scrivente ha suggerito di procedere con un stretta interrelazione tra genetista e clinico, fondamentale per la corretta realizzazione di qualsiasi studio in questo ambito e, soprattutto per ‘step’ successivi di studio (a distanza di due-tre anni l’uno dall’altro) in considerazione delle continue scoperte di nuovi geni responsabili dell’affezione che, via via, necessitano di essere introdoitti nello screening diagnostico.

Al termine della seduta Anna Maisetti, paziente con Linfedema secondario, ha onorato il sottoscritto dell’omaggio di una copia del suo libro recentemente pubblicato (con tanto di dedica personale molto lusinghiera). Il titolo del testo è ‘Il Linfedema dopo il cancro’. L’ho letto quasi istantaneamente e riconosco che vi descrive tutto il dramma che una giovane donna prova nell’imbattersi in una neoplasia e, sconfitta con grandi battaglie la stessa, con un linfedema secondario che, in quanto patologia cronica, condizionerà il resto della sua vita. L’unico rammarico, tra i contenuti che si lasciano leggere in maniera fluente, l’ informazione che ne scaturisce che per risolvere i suoi problemi di equilibrio psico-fisico ha trovato risposte concrete soltanto in una Struttura estera; e queste sono cose che vorremmo ascoltare sempre di meno perché testimonianza dell’ancor troppo evidente incapacità ‘nostrana’ di dare risposte valide a questi pazienti.

Continuiamo a lavorare per migliorare ancor di più un orizzonte che molto flebilmente comincia ad apparire un pochino più roseo, anche alle nostre latitudini.

Dr. Sandro Michelini

Tornio 25 Gennaio 2020